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Francesco Scerbo
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La "Giornata della Memoria" (ogni 27 Gennaio) è nata per non dimenticare le sofferenze di "allora" e per vigilare sulle nuove sofferenze di oggi, davanti alle quali, assistono ancora gli "spettatori silenziosi", la zona grigia di quanti si svincolano da una responsabilità morale, quanto basta per non sentire il bisogno di intervenire. Un mondo che ancora oggi è costretto a invocare il proprio "Mai più", come una speranza.

"Segen aveva 22 anni. È morto - nel marzo scorso - subito dopo il suo arrivo a Pozzallo, in Sicilia. Era pelle e ossa, senza un filo di adipe, con i muscoli ipertrofici. Segen è morto di fame. Era fuggito dall'Eritrea, terra di povertà estrema e di guerre, terra dove non c'è futuro. Segen sognava la libertà, una vita vera, un futuro da cominciare. È arrivato, ma il suo viaggio si è concluso in cielo. La sua storia è paradigmatica perché ci mostra il volto più autentico della sfida dell'immigrazione, la sua parte umana di sofferenza, di disperazione e di speranza, oltre ogni giudizio sociale, culturale, economico. Quanto saranno come Segen? Migliaia, centinaia di migliaia, milioni. La nostra terra è vicina, eppure tremendamente lontana. Raggiungerla costa la vita. I morti in mare nel Mediterraneo rappresentano una realtà che ha interpellato e continuerà a gridare alla coscienza della nostra generazione, anche di quella più impegnata sul piano civile e solidaristico. Segen era su una barca insieme ad altri 93 migranti. Furono salvati da una nave della Proactiva Open Arms, che ha poi raggiunto Pozzallo. Segen, magrissimo, è stato fatto sbarcare per primo e portato all'ospedale di Modica. È morto nel giro di qualche ora mentre si apprestava a fare una TAC. [...] Quello che rimane di Segen è un testamento spirituale, che è il suo grido di aiuto all'Europa, all'Italia, a tutti noi, al di quà del Mediterraneo."
Tratto dall'articolo di Piero Damosso.

 

Mercoledì 9 maggio 2018, dalle ore 10:00 alle ore 12:30, parteciperemo alla manifestazione "Cittadella della legalità", presso il circolo ARCI di via Boccherini 14 di Pisa. Giulia e Leila terranno un intervento sul bullismo e sulla legalità durante il seminario, come relatrici.

Per saperne di più: http://www.aitr.org/cittadella-della-legalita/

La conoscenza dell'argomento legalità comincia proprio con la vicenda che ha dato origine all'associazione, un grave atto di bullismo: la morte di Francesco, avvenuta il 22 novembre 1995. Poichè mamma Renata (la presidente) non potrà essere presente a raccontarvela, viene qui riportata la storia di Francesco Scerbo, una grande testimonianza della mancanza di legalità nella realtà del bullismo.

 /public/userfiles/files/storia di francesco tratta dal libro genitori nella rete del bullismo.docx

 

 

Articolo: "Di bullismo si può morire"

7 febbraio 2017 prima giornata nazionale contro il bullismo

Provenienza Intervista: LetteraDonna.it

Articolo di Alessia Albertin

 

 
 
 
 
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IL RIFUGIO DI FRANCESCO


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